Donne che corrono coi lupi: Il libro sulla Natura Selvaggia del Femminile

18 Febbraio 2026

Donne che corrono coi lupi: un libro scomodo

Se non sei pronta, lo respingi. Ti allontani con la plausibilissima scusa della difficoltà di linguaggio, della densità, della mancanza di tempo o di interesse per affrontare un testo così ‘spesso’ e faticoso.

Altre volte invece le parole scorrono lisce come l’olio, senza intoppi né rivelazioni. Si muovono in superficie, chiuse fuori da una mente iper protettiva che sbarra l’accesso al mondo interiore. Il libro viene ben analizzato, dalla mente stessa, ma rimane lontano dalla carne e dalle ossa. Solo un altro mucchio di parole che hai collezionato e archiviato.

Rimane un senso di vuoto, d’incompiuto, come un amore mai sbocciato, o la porta di un giardino segreto rimasta chiusa…perché Donne che corrono coi lupi non è un libro che vuole essere semplicemente letto: chiede di essere incarnato, portato nella vita quotidiana di ogni donna.
È lì che accade la vera sfida.
E lì che accade il miracolo.

la casa della donna selvaggia

Perché lo respingi? 
Perché lasciarlo entrare significa darti il permesso di sentire la mancanza di una parte di te che hai rinnegato, anni o millenni fa: la Donne Selvaggia.

Le sue pagine sono infatti la casa di questo archetipo femminile dimenticato e sepolto, in nome della compiacenza e del silenzio. 
Una ferita non solo individuale, ma collettiva e culturale, che il libro ti mette sotto il naso senza mezzi termini. 

Per porre rimedio a questo, noi donne dobbiamo osservare la cosa mortale che si è impadronita di noi, vedere il risultato del suo macabro lavoro, registrarlo tutto consciamente, trattenerlo nella consapevolezza, e poi agire a nostro e non a suo nome” *
E non sempre siamo pronte a farlo.

*tutte le citazioni di questo articolo sono di Clarissa Pinkola Estés, tratte da Donne che corrono coi lupi

la donna selvaggia rinnegata

C’è stato un tempo non lontano (per alcune donne è ancora il presente) in cui siamo state costrette ad amputare parti non gradite all’esterno, che potevano rappresentare una minaccia per il sistema familiare e sociale.

  • La rabbia.
  • La saggezza di discernere cosa è bene per noi da cosa non lo è.
  • Il diritto di prenderci il nostro spazio nel mondo.
  • Il desiderio di essere, di esistere liberamente.
  • La ricerca della realizzazione personale.
  • La capacità di esprimere la nostra volontà con assertività

Queste sono solo alcune delle tante parti che abbiamo rinchiuso negli angoli bui della psiche, fino, in certi casi, a dimenticarci della loro esistenza. 

E così ci siamo convinte di riuscire a vivere una vita normale, decente, senza troppe pretese, ma almeno al sicuro. Meglio mutilate ma in salvo, giusto?

il femminile addomesticato

Proteggere la nostra vita, fisica e psichica, attraverso la rinuncia e la soppressione di parti essenziali di noi, è diventato il nostro sistema di difesa da una cultura che ci ha volute piccole, anzi, insignificanti, e che ci ha messo in costante pericolo.  

Ma questo legittimo sistema di protezione non è rimasto circoscritto ai momenti di effettivo pericolo: 

è stato trascritto nel nostro codice genetico, 
trasferito nell’inconscio collettivo, 
ereditato di generazione in generazione 
e introiettato come normale modus operandi del femminile.

Non è più qualcosa che mettiamo in atto in maniera conscia, ma un automatismo che si alimenta da solo. Siamo state addomesticate, sì, e poi abbiamo continuato ad auto-addomesticarci attraverso la nostra mentalità, le nostre credenze e le nostre paure.

Ciò che doveva salvarci la vita è diventato una gabbia insostenibile.

Esempi?

  • Siamo state zitte talmente tante volte, per rimanere al sicuro, che oggi non riusciamo a portare fuori la nostra voce, la nostra essenza, anche se siamo in condizioni di sicurezza fisica, mentale ed emotiva.
  • Siamo state per cosi tanto tempo prive della possibilità di avere denari e beni, che oggi, anche avendone la possibilità, continuiamo a rimanere lontane, energeticamente e quindi fisicamente, dal denaro.
  • Siamo state dipendenti in tutto e per tutto dagli uomini della nostra famiglia, a tal punto che, oggi, pur avendo teoricamente acquistato l’indipendenza, continuiamo a dipendere, tanto economicamente, quanto emotivamente, da loro.
    Continuiamo a chiedere permessi.

Non ci stiamo più difendendo, stiamo ostacolando la nostra fioritura.

Quando una donna pretende di comprimere la propria vita in un prezioso pacchetto ben confezionato, riesce soltanto a spingere nell’ombra tutta la sua energia vitale.”

UN libro portale

Qui entra in gioco il libro, come portale verso l’Anima Selvatica, Creatrice e Sovrana che desidera rinascere.
È un libro di storie di donne, poste come segnali lungo il cammino” affinché possano orientarti nella ricerca della libertà e sostenerti mentre porti cura ad antiche ferite: l’abbandono, l’esclusione, la disconnessione dall’intuizione e dal piacere, l’oblio del sacro e del selvaggio. 

Il libro è una porta verso il recupero di quelle parti che, seppur umiliate e mutilate, vivono ancora e reclamano spazio. 

Richiamarle a te e tornare ad incarnarle è il primo passo verso la libertà e la piena espressione di te stessa e dei tuoi talenti.

L’opera vuol essere fortificante per chi ha intrapreso il cammino, per le donne che si muovono a fatica tra difficili paesaggi interiori e per quelle che faticano nel e per il mondo. Dobbiamo ingegnarci per consentire alla nostra anima di crescere secondo i suoi modi naturali, e raggiungendo le sue naturali profondità. La natura selvaggia non chiede alla donna di essere di un certo colore, di avere una determinata istruzione, un certo stile di vita, o di appartenere a una certa classe economica… in realtà, non può fiorire in un’atmosfera di forzata correttezza politica, né essere piegata in vecchi paradigmi estinti. Fiorisce nella visione fresca e nell’integrità. Fiorisce della sua propria natura.

storie di vita selvaggia

Il libro nasce dalle parole di sagge cantadoras (narratrici) che Clarissa Pinkola Estés, scrittrice, poetessa e psicologa junghiana, ha ereditato e raccolto, dando vita ad un vero e proprio manuale della Vita Selvaggia.

Attraverso antiche fiabe, l’autrice srotola, una per una, le caratteristiche e i valori imprescindibili che è necessario riscoprire, e imparare a proteggere, per tornare ad incarnare la Donna Selvaggia. 

Ad ogni pagina si fa più intensa e imponente la voce di questa energia ancestrale che ci richiama attraverso una nostalgia, inspiegabile razionalmente, verso cioè che è Sacro e Selvaggio.

Qualcosa che la nostra mentre non conosce, ma che il nostro grembo ricorda.

Tutte noi abbiamo nostalgia di quella che sentiamo essere la nostra natura, la nostra natura selvaggia. Anche se ne abbiamo soltanto sentito parlare, o abbiamo solo intuito o sognato un meraviglioso mondo selvaggio cui un tempo appartenevamo, anche se non l’abbiamo mai raggiunto o l’abbiamo soltanto sfiorato, anche se non ci identifichiamo come parte di lui, la sua memoria è un faro che ci guida verso il luogo cui apparteniamo, là dove resteremo per tutta la vita.”

Questo luogo a cui apparteniamo, pieno di vita e verità, include gli spazi dove possiamo essere noi stesse, nella piena libertà di esprimerci e fiorire, tanto in senso fisico quanto mentale, emotivo e spirituale. È lì che dobbiamo dirigerci.

il libro al servizio dell’empowerment femminile

Come i miti, le fiabe possono essere veri e propri strumenti di crescita personale e spirituale. Attraverso l’immedesimazione, possiamo portare gli insegnamenti di ogni storia nella nostra vita quotidiana, affinché diventino stimoli di azione e cambiamento.

I racconti di Donne che corrono coi lupi non parlano A noi, parlano DI noi.
Sono delle vere e proprie istruzioni da applicare nella nostra vita concreta!

Voglio raccontarti un esempio personale del processo di trasformazione e guarigione attivato dal libro.

barbablù, il predatore della psiche

Barbablù è stata per me una delle fiabe più spaventose del libro: un marito predatore pronto a uccidermi se fossi stata troppo curiosa, se avessi tentato di essere libera e sovrana della mia vita. 

Simbolo di un patriarcato crudele e schiavizzante, con tutte le sue spose-cadavere in cantina, Barbablù era il maschile da temere.

Eppure c’era qualcosa che mi dava ancora più i brividi rispetto all’idea di un Barbablù esterno (già di suo estremamente terrificante): era l’idea di un Barbablù interno, una forza psichica che mi teneva sotto scacco con le sue credenze limitanti. Un insieme di pensieri che mi portavano a credere di essere insignificante, priva di valore e programmata per il dolore.

Sono sicura che non c’è donna che non sappia di cosa sto parlando.

Il mio Barbablù era un voce insidiosa e manipolatrice che parlava direttamente al mio inconscio, ripetendo, in infinite salse, la stessa storia: sei condannata alla rinuncia, al sacrificio e alla povertà.
Nessuno ti amerà per ciò che sei. Quindi nasconditi il più possibile per evitare altre umiliazioni. Rimani in cantina Sara e, per carità, non fiatare!

le medicina del libro

Prima di leggere il libro Donne che corrono coi lupi non avevo idea che questa energia stesse soffocando la piena espressione di me stessa, non ne ero consapevole. Vedevo solo i risultati a cui lei mi conduceva: 

  • relazioni totalmente prive di parità e rispetto
  • scarsità economica
  • complessi d’inferiorità
  • lavori umilianti 
  • sacrifici costanti 
  • condizioni stressanti e spesso estreme per il corpo e la psiche 

Poi è arrivato il libro, e Barbablù si è rivelato a me. Quella parte di me che aveva agito nell’ombra dell’inconscio, era diventata visibile.
Portarla alla luce, è stato pura medicina!

Nel momento in cui l’ho identificato e compreso, l’ho finalmente separato da me. Quel Barbablù non mi rappresentava, era solo una parte di me. Io ero molto di più!

Ero la Donna Selvaggia che lo avrebbe messo a tacere. 
Ero la vera protagonista del libro, quella che richiama a sé tutte le sue forze per fare a brandelli il predatore della psiche.

Grazie alla fiaba, e soprattutto all’eccellente traduzione psicoanalitica dell’autrice, ho ritrovato il coraggio che mi serviva per uscire dalla cantina. 

Mi ha prima scossa per bene, per risvegliarmi dal torpore in cui ero caduta, e, una volta rotto l’incantesimo, mi ha consegnato l’ascia con cui sfondare la porta (nel racconto è una chiave, ma io avevo bisogno di qualcosa di leggermente più forte😉).

la saggezza delle cantadoras

Parliamoci chiaro, Barbablù non è morto del tutto, né collettivamente, né individualmente, ma è vecchio e debole. La sua voce è un sussurro che mi impedisco di ascoltare, e la sua capacità di manipolarmi è limitata dalla forza mentale, emotiva e spirituale che ho sviluppato grazie al libro e al lavoro interiore che ha stimolato.

Il libro mi ha istruita alla lettera su cosa fare ad ogni sua aggressione, ad ogni suo “Non sei capace” o “Non sei degna”. 
Ho scelto di seguire alla lettera gli insegnamenti delle sagge cantadoras, donne che hanno aperto il cammino per noi, lasciandoci in eredità tutto quello di cui abbiamo bisogno per salvare la nostra vita psichica. 

Una sapienza che ci richiama dal libro per essere incarnata.


Se le mie parole o quelle del libro risuonano forti in te, ma non sai bene come interpretarle o applicarle alla tua vita quotidiana, il percorso dedicato a Donne che corrono coi lupi è un vero e proprio viaggio nella Natura Selvaggia del Femminile, per comprendere cosa significa concretamente essere una Donna Selvaggia.

Al di là degli stereotipi, come possiamo riappropriarci di questa parte di noi?
Traducendo la complessità del libro, quale azioni possiamo realizzare per manifestare la Donna Selvaggia nella vita di tutti i giorni?

Questa è l’intenzione di questo cammino insieme: passare dalle parole del libro alla concretezza della vita. Dall’idea all’azione, dalla mente al corpo.

Quest’anno ci sarà anche un’edizione primaverile/estiva e, in fondo alla pagina dedicata al percorso, puoi iscriverti alla lista d’attesa, per conoscere in anteprima tutte le info: clicca qui per arrivare alla pagina (ci sono già le nuovissime date!)

Per fare intanto un primo passo gratuito ti lascio due contenuti Instagram ispirazionali, per lasciarti avvolgere dall’energia della Donna Selvaggia. Sono i miei due preferiti del 2025!

Che tu possa sempre trovare orme di lupa sul sentiero, mujer. Ti riporteranno a casa. 

Colma di selvatico amore per noi,

Siamo Miracles

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Una buonissima base per iniziare ad esplorare dentro di te!

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Saralù Petrozzi - Spiritual Coach

Saralù Petrozzi

Ciao Anima grande, sono Saralù.
Sono una Spiritual Coach esperta in empowerment femminile e la mia missione è guidarti lungo il cammino di riconnessione col tuo potere interiore.
Ho cercato a lungo la mia medicina interiore, in grado di curare le mie ferite e trasformarmi nella donna poderosa che già esisteva in me, ma era sepolta sotto traumi, paure e un bagaglio ereditato che sembrava condannarmi ad una vita di sacrificio.
Quello che ho appreso durante il cammino è ciò che oggi ti offro, affinché tu possa risvegliare la Donna Medicina che vive in te e mostrare al mondo la tua meraviglia.
Lascia che ti conduca da lei.

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