cos’é la rabbia repressa e come ci influenza?
Conosciamo tutte la rabbia mai espressa.
Una rabbia di cui, a volte, non siamo nemmeno consapevoli, che cresce silenziosa, a denti stretti, annidandosi nei nostri angoli più bui, dove la sua crescita sembra passare inosservata.
Per quanto possiamo illuderci, la rabbia repressa non scompare. Quando diventa troppo grande per essere nascosta, inizia ad emergere, dovunque trovi una crepa: nella gola chiusa, nel peso sullo stomaco, nei malesseri inspiegabili. Come un magma compresso sotto terra, cerca disperatamente una via di fuga.
reprimere un’emozione potente
Perché la soffochiamo? Perché la lasciamo crescere nel buio?
Ci illudiamo di controllarla, di renderla innocua, sperando di evitare conseguenze che ci terrorizzano.
- Paura del giudizio: temiamo di essere viste come “esagerate”, “troppo emotive”, persino “pazze”.
- Condizionamenti culturali: per secoli, le donne arrabbiate sono state etichettate come pericolose, isteriche o fuori controllo. E per questo sedate, anestetizzate, rinchiuse…o peggio.
- Ferite generazionali: il nostro corpo porta la memoria di chi è stata messa a tacere prima di noi. Come un monito:
“Attenta, non esagerare, non andare oltre il limite che ti è concesso.”
Il prezzo che abbiamo pagato per esprimere la nostra rabbia è stato altissimo.
E così, ancora oggi, ci diciamo (o ci sentiamo dire):
“Lascia perdere.”
“Calmati.”
“Sta zitta.”
“Passaci sopra.”
Ma davvero quella del silenzio è l’unica strada percorribile?
È possibile cancellare la rabbia?
Quello che evitiamo non scompare. Ci perseguita.
Ciò che neghiamo a noi stesse torna a pretendere il suo spazio, spesso con la violenza di chi è stato rinnegato troppo a lungo.
La rabbia che abbiamo cercato di dimenticare diventa protagonista prepotente della nostra vita.
Si trasforma in una frustrazione di sottofondo che accompagna le nostre giornate.
In una tristezza vischiosa, una depressione paralizzante o una sofferenza acuta, martellante, che non ci da tregua.
Ansia.
Panico.
Male di vivere.
Eterna bugia.
Malattia.
Perché quando una rabbia mai espressa riesce finalmente ad emergere, spesso lo fa nella forma più insidiosa: trasformandosi in qualcos’altro. Qualcosa di più accettabile agli occhi del mondo.
Ma soprattutto, smette di essere diretta verso chi l’ha generata e inizia a rivolgersi contro di noi.
Tristezza o rabbia repressa?
In una società che ha paura delle donne arrabbiate, la tristezza è molto più accettata e persino comoda:
trasforma le donne in immobili prede.
La rabbia, soffocata per generazioni, diventa malinconia silenziosa. Nessuno scandalo, nessuna ribellione, nessun sistema in pericolo. Solo donne che sprofondano in pozzi senza fondo di infelicità. Impietrite e ancora più addomesticate.
Al contrario, la rabbia crea movimento, mette in discussione, scuote! Se impariamo ad ascoltarla, può essere un fuoco che ci libera.
È lei che ci permette di bruciare tutto ciò che ruba il nostro respiro selvaggio.
Tutto ciò che ci rende inermi, eterne vittime di un destino crudele.
E questo, spesso, è troppo spaventoso.
Anch’io sono stata lì. Tutte noi siamo state lì.
La mia rabbia: un viaggio verso la libertà
La mia rabbia repressa veniva dai “No” che non potevo esprimere senza essere giudicata, manipolata o colpevolizzata.
Da bambina non mi era concesso. E da adulta ho imparato a non concederlo a me stessa.
Appresi che la voce della Donna Selvaggia va repressa ed azzittita, in nome di un perbenismo e di un’accondiscendenza necessari alla sopravvivenza.
Quando quella voce interiore mi suggeriva di allontanarmi da qualcosa di dannoso, la mettevo a tacere. Ero convinta che la sopportazione silenziosa e il sacrifico fossero l’unica strada possibile.
Quando trovavo coraggio di mostrare dissenso, i sensi di colpa mi divoravano.
Ero una bambina forte e caparbia, ma la porta chiusa di mia madre per giorni, quella no, non potevo sopportarla.
E allora imploravo perdono.
È stato un lungo cammino quello che mi ha portata a osservare la mia rabbia, a riconciliarmi con lei, a perdonarmi. Per iniziare ad esprimere il mio dissenso ed i miei limiti in maniera sana, senza che la paura di quella porta chiusa mi paralizzasse.
Un cammino che mi ha salvato la vita.
Per questo oggi aiuto altre donne a risvegliare la Donna Selvaggia dimenticata. Perché lei è l’unica che può salvarci da una vita di addomesticamento e morte spirituale.
“La Donna Selvaggia insegna alle donne a non essere “carine” quando si tratta di proteggere la vita dell’anima. La natura selvaggia sa che essere “dolci” in questi casi fa soltanto sorridere il predatore.”
Clarissa Pinkola Estés
Cosa fare con la tua rabbia repressa?
- Riconoscila.
È un’emozione legittima e degna di essere vissuta. - Ascoltala.
Non scappare da lei, accoglila - Lasciala fluire.
Usa degli strumenti di rilascio, per esprimerla in maniera sana, senza lasciarla ristagnare dentro e, allo stesso tempo, senza scagliarla in maniera incontrollata verso l’esterno.
Importante: Se non sei abituata a contattare quest’ emozione, lasciati accompagnare da una guida che possa contenere lo spazio e fornirti gli strumenti adatti a te. Io stessa ho iniziato all’interno di sessioni guidate ed è stato l’inizio di una grande rivoluzione interna!
Se senti che io possa essere quella guida, scrivimii! Trovi qui tutte le modalità per contattarmi.
da dove iniziare?
Quando ti senti satura, concediti uno spazio di libertà per vivere le tue emozioni. Uno strumento molto potente è il movimento.
- Scegli uno spazio dove ti senti a tuo agio, dove puoi lasciarti andare senza paura di essere osservata.
- Stabilisci un’intenzione chiara: “Con questa pratica lascio che la rabbia mi attraversi e la rilascio alla Terra. Le do spazio e la libero.”
- Scegli una canzone che accenda il fuoco dentro di te!
Questa è quella che ti consiglio oggi. Le parole e il ritmo hanno un’energia che richiama la rabbia repressa del femminile: esattamente quello di cui abbiamo bisogno!
- Lascia che il corpo si muova al ritmo di musica, senza imporgli nessun movimento specifico. Lascia che la rabbia, e le altre emozioni, si liberino attraverso i tuoi movimenti. Sei totalmente libera di esprimerti.
Come dice la canzone:
“So’ figlia d’a tempesta e nun me ponno ‘ncatenà.
Faciteme passà, faciteme passà.”“Sono figlia della tempesta e non mi possono incatenare.
Fatemi passare, fatemi passare.”
Se non provi rabbia…
La rabbia è un’emozione primaria. Si attiva quando qualcuno valica i confini che proteggono la nostra salute fisica, mentale ed emotiva.
Se non riesci a provare rabbia può significare che:
- Non hai posto confini sani per proteggere la tua energia vitale. Ecco che allora chiunque può fare ciò che vuole sul tuo “terreno”, senza che nessun allarme si inneschi. Come un sistema di difesa atrofizzato.
- Oppure l’allarme si attiva, ma, automaticamente, il sistema la reprime. Un automatismo che la blocca a priori perché considerata pericolosa.
In entrambi i casi, ci illudiamo di non avere niente a che fare con quell’emozione così “sporca”, ma la stiamo solo respingendo nell’ombra, dove crescerà indisturbata.
Rabbia e selvatichezza
La Donna Selvaggia che vive in noi sa che è necessario attraversare la rabbia per liberarsene davvero. Guardarla per ciò che è e trasformarla in energia nuova, disponibile per te.
Liberarla in uno spazio sicuro è la chiave. E farlo insieme rende ancora più potente il processo!
Attraverso questo video potrai “assaggiare” la forza di alchimizzare la rabbia repressa in tribù!
Ecco perché durante Selvatica, il ritiro di donne che condurrò dal 30 maggio al 1 giugno 2025, la rabbia sarà una delle grandi protagoniste:
- Porteremo luce a una ferita che ci riguarda tutte.
- Recupereremo il diritto di essere arrabbiate.
- Libereremo e trasformeremo la rabbia in forza.
- Riconquisteremo il nostro potere autentico.
La rabbia non sarà più un veleno contro di noi, ma uno strumento di potere al servizio della nostra vita!
Iscriviti alla lista d’attesa per Selvatica 2025 cliccando qui!
Iscrivendoti avrai:
- la priorità quando aprirò le porte! Considerando che i posti sono molto limitati, è la tua occasione di riservare il tuo posto nel nostro cerchio sacro.
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Per qualunque dubbio o domanda scrivimi a info@saralupetrozzi.com ,
Non vedo l’ora di abbracciarci dal vivo,
Lù


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