La mitologia e le divinità femminili sono una risorsa preziosissima per la nostra crescita personale. Se hai già sentito parlare di divinità femminili, quante volte ti sei riconosciuta nella materna Demetra, nell’indipendente Artemide o nella tormentata Persefone?
Quando ci avviciniamo alle Dee e conosciamo le loro storie, dentro di noi avviene un’immediata identificazione. L’inconscio sente il richiamo di innati modelli dell’essere e si riconosce in loro. Leggendo le loro vicissitudini, ricordiamo ciò che ci è accaduto o sta accadendo nel presente e, attraverso la risoluzione dei loro conflitti, abbiamo l’opportunità di scegliere come muoverci all’interno delle nostre dinamiche. Sono a tutti gli effetti degli esempi dai quali trarre ispirazione e consiglio.
Catalizzatori di crescita
Tanto per assonanza quanto per dissonanza, le divinità femminili ci conducono nel nostro mondo interno, scandagliandone ogni aspetto e mettendoci davanti a profonde riflessioni. Nel momento in cui Artemide decide di uccidere Atteone, che aveva osato osservare lei e le sue ninfe nude mentre si bagnavano nel bosco, dentro di noi si accendono delle domande:
- “La sua reazione è eccessiva oppure è una giusta risposta?”
- “Come mi comporto quando viene violato il mio spazio vitale?”
- “Riesco a mettere dei limiti oppure lascio che l’invasore resti impunito e ignaro del suo errore?”
- “Oppure sono estremamente severa come Artemide e scateno la mia ira contro chiunque tenti di avvicinarsi?”
Queste riflessioni diventano catalizzatori di un processo interno di crescita che ci porta a conoscerci meglio e a portare amore e cura alle nostre ferite.
L’ombra delle divinità femminili
Rispetto agli umani, le divinità non hanno remore nel mostrare ogni aspetto di sé, anche quello più crudele e vendicativo. Era non si preoccupa di placare la sua gelosia con crudeli gesti di vendetta nei confronti delle amanti di Zeus, così come Atena non esitò a trasformare la talentuosa Aracne in un ragno solo per invidia delle sue incredibili capacità di tessitrice. Queste fantasiose esagerazioni scavano dentro di noi alla ricerca di quelle emozioni che spesso rinneghiamo o nascondiamo.
Sicuramente non uccideremmo nessuno, ma quante volte siamo state tanto gelose da avere pensieri di cui ci vergogniamo nei confronti di altre donne? Quante volte ci siamo sentite in competizione, inferiori e rabbiose? Le divinità femminili, con i loro gesti estremi, possono rivelarci aspetti dolorosi di noi che hanno bisogno di essere visti per essere guariti.
Accettazione radicale
La conoscenza di noi stesse che acquisiamo grazie all’identificazione con le divinità femminili apre uno spiraglio verso il cambiamento. Prendere coscienza di essere profondamente gelose come Era o vendicative come Artemide, può portarci a riconoscere e legittimare quelle parti di noi che fino a quel momento erano state nascoste sotto il tappeto della colpa o della vergogna. Osservare quell’aspetto senza giudizio, consapevoli della ferita da cui nasce, ci porta ad avere profonda compassione verso noi stesse e ad accettarci per ciò che siamo, includendo finalmente i nostri lati ombra e imparando a portare amore anche dove prima c’era rifiuto.
Pretesa o desiderio di cambiamento?
Questo non significa che non cambieremo quell’aspetto di noi che ci causa sofferenza e malessere, bensì che ci muoveremo verso il cambiamento partendo dalla piena consapevolezza e dall’accettazione radicale di chi siamo. Il punto di partenza interiore da cui nasce la trasformazione è la chiave della riuscita del processo.
Quando cerchiamo un cambiamento partendo dalla negazione di chi siamo, dal giudizio spietato verso noi stesse, il processo che si attiva è una pretesa severa di trasformazione. Al contrario, quando prendiamo coscienza della base da cui partiamo e del perché dei nostri comportamenti, ci muoviamo sul binario della comprensione e dell’inclusione. Il nostro è un desiderio di trasformazione che trova alla sua base la compassione verso noi stesse.
La compassione di Tara Verde
Ma cosa significa essere compassionevoli? Tara Verde, Dea induista, ci ricorda l’importanza di essere compassionevoli con noi stesse, soprattutto di fronte ai nostri lati d’ombra. Il significato originario della compassione si riferisce alla capacità di sentire le emozioni insieme all’altro, comprenderle senza giudicarle e sentire la vicinanza e l’unione con chi le prova. Non si tratta di un sentimento di pena dall’alto al basso, ma di una comunione intima, di un amore incondizionato.
La Dea ci mostra come apprendere a sentirci unite con noi stesse, anche quando scopriamo dei lati della nostra personalità che desideriamo cambiare perché non utili alla nostra crescita. Piuttosto che voler eliminare quegli aspetti, sentendoci mancanti e frammentate, possiamo usarli come basi fertili per la nostra crescita spirituale.
Archetipi e divinità femminili
Una Dea contiene in sé svariati aspetti, ognuno dei quali può essere considerato un archetipo, ovvero un modello, un’immagine primordiale che appartiene a tutti e che, per questo, può essere un riferimento per la nostra crescita. Artemide, per esempio, Dea greca dei boschi e della caccia, contiene in sé l’archetipo della fanciulla, ma anche quello della bimba interiore e della sorella. Questo ci permette di identificarci in alcuni aspetti e sentirci invece più distanti da altri, informazioni preziose su quale energia abbiamo bisogno di contenere e quale invece di nutrire ed espandere.
Ogni archetipo ha bisogno di essere integrato in una mappa più ampia in cui ogni energia ha il suo spazio. Se, per esempio, incarnerò solo l’archetipo della bimba interiore farò fatica a connettermi con l’aspetto della sessualità intraprendente di Artemide. Al contrario, se non darò spazio alla mia bimba interiore, perderò tutto quell’aspetto sano e sacro legato al gioco e alla leggerezza.
Le Dee predominanti
Sicuramente avremo uno o più archetipi “dominanti”, ai quali normalmente dedichiamo molto più spazio rispetto agli altri. Essi rappresentano i tratti distintivi della nostra personalità, ai quali siamo più affezionate e che con più fatica mettiamo in discussione. Per alcune di noi, per esempio, la relazione amorosa è il perno della vita, l’aspetto più importante, svelando una forte presenza di Era o Radha. Per altre, invece, la relazione d’amore viene all’ultimo posto, dimostrando una fortissima presenza di Artemide o Atena.
In queste differenze non vi è nulla di sbagliato. Tuttavia, per avere una vita equilibrata e in pace, è bene armonizzare la presenza delle Dee dentro di noi, per non cadere in eccesso o in difetto. Vivere un eccesso, nel primo caso, significherebbe dimenticarsi di sé in nome dell’amore verso l’altro. Nel secondo caso, l’eccesso si esprimerebbe nel non riuscire ad aprire il cuore in nome dell’indipendenza come unico valore da perseguire. Conoscere le Dee e gli archetipi che occupano più spazio in noi ci aiuta ad attivare un lavoro interno di conoscenza e apertura verso altri aspetti, indispensabili al miglioramento e all’evoluzione.
Il viaggio d’introspezione
Ogni Dea può donarti ciò di cui hai bisogno per compiere il prossimo passo di crescita. Se desideri diventare madre, sarà fondamentale conoscere la storia di Demetra, e, se vuoi intraprendere un cammino spirituale, Estia sarà la fiaccola sul tuo cammino. Se vuoi restituire alla tua vita sessuale la sacralità che le appartiene, Iside sarà al tuo fianco, e se senti che la creatività ha bisogno di fluire libera nella tua vita, allora sarà Saraswati la custode dei tuoi passi. Non si tratta di chiedere loro la grazia, secondo la vecchia concezione del divino, ma di intraprendere un viaggio interiore per andare a svelare quei doni che già vivono in te.
Le Dee non sono figure esterne da venerare bensì strumenti di consapevolezza al tuo servizio, energie che vivono in te e che chiedono di essere attivate.
Attivare le divinità femminili in noi
Immaginare e poi invocare le Dee attraverso le loro sembianze e i loro attributi può essere una modalità per richiamare la loro energia ed accenderla dentro di te. Possiamo impegnarci coscientemente per vedere, sentire o avvertire la presenza di una Dea, creare un’immagine precisa dentro di noi e quindi chiederle la forza e i doni di cui è portatrice. Questa invocazione può essere un esempio, l’ho scritta per te, fanne tesoro:
Atena, Donami la lucidità di cui ho bisogno, aiutami a dissipare i pensieri ripetitivi che offuscano la mia mente per poter agire senza dubbi, in coerenza con il bene maggiore.
Iside, Aiutami ad unire il maschile e il femminile dentro di me, affinché queste energie non siano più in guerra. Permettimi di andare oltre la separazione, oltre la rabbia e il rancore, per trovare la pace.
Estia, Accompagnami nella mia ricerca spirituale, proteggi e guida i miei passi affinché io possa distinguere sempre la verità dello Spirito dalla menzogna dell’ego.
Artemide, Aiutami a non dimenticarmi di me stessa, a trovare la forza e il coraggio per perseguire i miei obiettivi, senza perdermi lungo il cammino, rimanendo ancorata alla verità del mio cuore.
Kali, Liberami da ogni paura, aiutami a distruggere tutto ciò che ostacola la mia evoluzione e permettimi di lasciar andare ogni attaccamento.
Tara Verde, Insegnami la compassione e aiutami a liberare la mia vita dalle catene del passato. Grazie a te ricordo l’amore che sono.
Ricorda, il Sacro è in te.
Se adori, come me, il lavoro di introspezione attraverso le Dee, puoi prenotare la tua lettura oracolare personalizzata, dove possiamo chiedere alle Dee messaggi per guidarti lungo il cammino della crescita spirituale.
Una magica sessione per chiedere sostegno alle energie divine che ti accompagnano.